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CONSIGLIO SUPREMO DIFESA
CONSIGLIO SUPREMO DIFESAIl Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha presieduto ieri una riunione del Consiglio supremo di difesa; in estrema sintesi: si conferma l’impegno in Afghanistan, si chiede di "salvare" dalla scure dei tagli della Finanziaria il personale ed i costi per il suo addestramento, nonché tutto quanto può servire per le missioni internazionali. Il resto è "tagliabile" o "riducibile".
Alla riunione hanno partecipato, tra gli altri, il presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, con un nutrito seguito di ministri e sottosegretari, e il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini.
Il Consiglio - si legge in una nota del Quirinale - ha effettuato un aggiornamento sugli scenari internazionali, valutando la situazione nelle principali aree di crisi e verificando i termini qualitativi e quantitativi e le prospettive dell’impegno militare italiano complessivo, che resta irrinunciabile pur potendo conoscere redistribuzioni e alleggerimenti nell’insieme delle risorse impiegate.
L’andamento delle operazioni in Afghanistan e la sostanziale validità della strategia di stabilizzazione ivi attuata dalla comunità internazionale hanno confermato l’opportunità di gravitare con le limitate risorse a disposizione, nei prossimi mesi ancor più decisamente che nel passato, sul potenziamento, peraltro già previsto, del contingente italiano in quell’area.
In tale quadro, anche alla luce dei provvedimenti di natura finanziaria e di ridimensionamento della spesa pubblica in corso di definizione, il Consiglio ha evidenziato la necessità di procedere, in tempi brevi, ad una razionalizzazione della Difesa che consenta alle Forze Armate di recuperare le risorse necessarie per il reclutamento e l’addestramento del personale nonché per il mantenimento in efficienza e il rinnovo dei materiali essenziali all’assolvimento dei compiti primari loro assegnati nelle missioni internazionali. La razionalizzazione potrà anche prevedere, in particolare, una revisione dei tempi di acquisizione di mezzi e sistemi utili ma non direttamente o immediatamente afferenti alle esigenze operative delle missioni correnti o prevedibili nel breve termine, in modo da concorrere al suddetto recupero di risorse a garanzia dell’efficienza dello strumento militare.
Per quel che concerne le prospettive del settore sicurezza e difesa dell’Unione Europea, è stato evidenziato che, nel riqualificare il comparto Difesa, occorre perseguire una struttura europea integrata che concorra alla realizzazione di una vera unitarietà politica di intenti e contribuisca, allo stesso tempo, ad alleggerire i bilanci nazionali dei Paesi membri eliminando le duplicazioni di spesa oggi esistenti.
La prossima riunione del Consiglio supremo di difesa è stata fissata per il giorno 10 novembre prossimo.
Fin qui la nota ufficiale del Quirinale.
È condivisibile l’idea di non potersi ritirare al momento dall’Afghanistan, decisione che ci coprirebbe di ridicolo di fronte al mondo intero e, soprattutto, renderebbe vano il sacrificio di tutti i nostri militari che hanno perso la vita in quel teatro operativo.
Ci vogliamo soffermare invece sulla possibilità di ridefinire i "tempi di acquisizione di mezzi e sistemi utili ma non direttamente o immediatamente afferenti alle esigenze operative delle missioni correnti o prevedibili nel breve termine".
In primis, se veramente si vuole aiutare lo sviluppo dell’economia in un momento delicato, oltre a favorire i consumi della popolazione, si deve necessariamente garantire ai comparti industriali sani del nostro Paese, come l’industria della Difesa e la cantieristica, le risorse promesse negli anni passati: i programmi militari, peraltro in molti siamo legati a partner industriali stranieri, non si posso dilazionare o ridefinire a proprio piacimento senza che si arrechino gravi danni alle aziende impegnate.
In altero: riteniamo che sia veramente difficile, se non impossibile, riuscire a prevedere quali missioni possa essere chiamato a svolgere il nostro strumento militare nel prossimi futuro, ed il recente passato ce lo insegna: chi avrebbe pensato nel gennaio del 2006 che di lì a pochi mesi le nostre Forze Armate, e la Marina Militare in particolare, a causa del conflitto tra Israele ed Hezbollah sarebbero state chiamate prima a partecipare ad una operazione di evacuazione dei civili occidentali, e poi ad organizzare un imponente sbarco anfibio di un contingente interforze sulle spiagge libanesi?
Di qui l’obbligo, per un Paese che voglia recitare un ruolo di primo piano nella comunità internazionale, di disporre senza soluzione di continuità di uno strumento militare che abbia determinate capacità, quelle capacità che non possono essere realizzate tout court in base alle necessità contingenti, come, parimenti, non si posso acquisire dalla mattina alla sera i sistemi d’arma per realizzarle.
Pensiamo ad una completa capacità expeditionary, in grado di trasferire in qualsiasi teatro operativo, costiero o non, un contingente joint, uno strumento militare in possesso di quelle capacità C4I che gli consentano di inserirsi senza problemi in un dispositivo navale, aereo o terrestre combined.
E’ bene che si sappia che certe capacità, determinati sistemi d’arma, non possono essere "afferenti alle esigenze operative delle missioni correnti o prevedibili nel breve termine"…
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(fonte: dedalonews.it)
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